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Comunicati stampa

Emergenza rifugiati siriani: cresce il rischio epidemie, soprattutto fra i bambini. L’allarme dell’Ordine di Malta

07/05/2013

Da luglio 2012 il Malteser International ha fornito aiuto a più di 24.000 profughi in Siria, Turchia e Libano.

Secondo testimonianze di operatori umanitari dell’Associazione libanese dell’Ordine, sale l’emergenza sanitaria fra i rifugiati siriani, che supereranno i 3mln e mezzo entro fine 2013. Partita una 2ª campagna di vaccinazioni pediatriche dal Centro medico di Khaldieh

L’emergenza umanitaria del conflitto siriano si sta trasformando sempre più in emergenza sanitaria, a causa delle precarie condizioni igieniche in cui vivono i rifugiati nei paesi confinanti, che – secondo stime ONU – hanno raggiunto 1 milione e mezzo e potrebbero raddoppiare entro la fine del 2013. La situazione sanitaria è diventata esplosiva soprattutto per i bambini, a rischio di malattie infettive epidemiche. A lanciare l’allarme è l’Associazione Libanese dell’Ordine di Malta, che gestisce il Centro medico di Khaldieh nel nord del Libano con il supporto del Malteser International(la speciale Agenzia di soccorso umanitario dell’Ordine). Il Centro di Khaldieh ha recentemente avviato un programma di visite a domicilio per 400 famiglie siriane, che vivono in condizioni precarie nei villaggi di Zgharta e Kfarzayna, con l’obiettivo di vaccinare i bambini, offrire cure mediche e sensibilizzare la popolazione su salute e igiene. Il programma si aggiunge alle cure mediche gratuite fornite dal Centro negli ultimi 8 mesi a oltre 1.300 siriani.

“Nelle mie visite a domicilio incontro persone che vivono in scantinati, dormono su letti di cartone improvvisati”, spiega Rouba Azize, del gruppo dei coordinatori dei soccorsi di emergenza per i profughi e assistente sociale nel Centro di Khaldieh. “Le condizioni igieniche sono terribili e costituiscono una minaccia per la salute di tutti. Molti bambini soffrono di infezioni della pelle e sono in aumento alcune malattie infettive, come la rosolia”, dice ancora Azize. I rifugiati siriani coinvolti nel programma di visite a domicilio hanno ricevuto kit per l’igiene personale, coperte e materassi.

Secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, sono circa 7 milioni i Siriani ad avere bisogno immediato di aiuti umanitari, fra questi 4 milioni e mezzo sono i profughi all’interno del Paese, che fuggono dalle aree teatro degli scontri armati.

Tra le molte situazioni di miseria, uno scantinato di 200 metri quadrati nella regione di Zgharta, vicino a Khaldieh. Una stanza buia e umida dove vivono stipate circa 100 persone. “Il bisogno è enorme. Molte sono le malattie e il rischio di epidemie tra i rifugiati è molto alto”, racconta Miladia Hamati Aoun, una delle infermiere di Khaldieh. A fine marzo, il Centro medico ha condotto una campagna di vaccinazione di tre giorni per le decine di bambini e ragazzi rifugiati, contribuendo a proteggerli contro malattie come la poliomielite. Ai bambini sono stati inoltre somministrati integratori di vitamina A, come misura di prevenzione.

“I rifugiati sono molto grati per l’aiuto ricevuto” conclude Aoun. “Possa Dio proteggere voi, la vostra famiglia e la vostra casa” mi ripetono spesso. “Questa benedizione ha un significato molto particolare, considerando quello che stanno vivendo. Molti di loro hanno perduto membri della propria famiglia e la loro casa”.

Da luglio 2012 il Malteser International, grazie al supporto di partner locali come la ONG turca Blu Crescent, ha fornito soccorso umanitario a più di 24.000 profughi in Siria, Turchia e Libano, distribuendo migliaia di kit di emergenza e igiene, stufe e coperte.

Squadre di distribuzione sono impegnate nel trasporto di aiuti alimentari (tra cui cibo per l’infanzia) dalla Turchia ai distretti siriani di A’Zaz, Afrin e Al Bab, una regione rurale a nord di Aleppo in mano all’opposizione. Gli aiuti alimentari serviranno a sfamare 750 famiglie e 500 bambini per 5 mesi.

In Turchia inoltre il Malteser International sostiene una scuola nel distretto di confine di Kilis, frequentata da 1.350 bambini siriani, nel tentativo di restituire loro una vita normale.

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