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IL TEMPIO PIRANESIANO DEI CAVALIERI DI MALTA

OR DOMENICA (SUPPL. OSSERVATORE ROMANO) 16/04/2003

di Raffaele Capomasi

E stato detto che “solo alle prime ore dell’alba, nel silenzio incantato, le piazze di Roma ritrovano la loro magica bellezza, rivivendo il loro passato; solo per qualche ora, prima che il traffico le assalga di nuovo deturpandole…”. Ci sia permesso un “distinguo”: non e così per tutte. Vale da solo un esempio: piazza dei Cavalieri di Malta che vive i suoi giorni nello stupendo e raro silenzio “no stop” di quel comprensorio urbano che è I’Aventino. Qui si è fuori dal mondo!
Quella dei Cavalieri di Malta e una piazza scenografica, incorniciata – proprio perché dà l’idea di un quadro – dal fantasioso e arabescato recinto del Piranesi: gli obelischi, le steli giocano in un fantasioso ritmo del tempo con i cipressi e le palme mentre dal fondo la chiesa di Sant’Anselmo osserva in una luminosa semplicità.
II leggiadro gioco architettonico non stride con il monumentale ingresso del Priorato di Malta. Dalla serratura del portone – che e un po’ la sosta turistica d’obbligo per ammirare un’insolita visione della città – si scorge la suggestiva, quasi aerea, inquadratura della cupola della Basilica di San Pietro, incastonata, per di più (ed ecco l’effetto scenografico da cartolina), nel verde di un viale.
Di gioiello, il clou di questo mirabile assemblaggio architettonico è la chiesa di Santa Maria del Priorato, modesta cappella del ’500 trasformata da Giovanni Battista Piranesi in un autentico capolavoro. L’incarico fu affidato all’artista dal Cardinale Giovan Battista Rezzonico: la sistemazione dell’intera zona, di proprietà del Sovrano Ordine di Malta, che comprendeva, tra l’altro, la chiesa di Santa Maria del Priorato. Questa, a quei tempi, era una semplice costruzione rinascimentale, tra le vigne, come si vede in un dipinto del 1736 del Vanvitelli. Le sue origini risalgono al X secolo quando era nota come Santa Maria Aventina e coincidono con la nascita di un’abbazia benedettina dedicata a san Basilio di Cappadocia. Nel XII secolo il monastero passò ai Templari e, all’inizio del Trecento, ai Cavalieri di Rodi e quindi di Malta. Per l’abilità dimostrata nel dirigere il cantiere, Piranesi trasformò la piccola chiesa cinquecentesca in un edificio che è un vero gioiello per essere una totale e fantasiosa trasformazione della costruzione preesistente. L’interno a una sola navata fu interamente rivestita di candidi stucchi disegnati dall’artista; le pareti sono una collezione di ornamenti; e come sfogliare un libra d’arte che invita a meditare sull’antico. E’ vero: quella collezione invita ad un’insolita meditazione nella quale Piranesi infuse tutta la sua curiosità di erudito e di collezionista antiquario.

La facciata della chiesa di Santa Maria del Priorato richiama alla fantastica esuberanza della produzione piranesiana, costituendo con la vicina piazza l’unica opera architettonica realizzata dal Piranesi e costituendo altresì la sua prevalente vena di decoratore.
A 225 anni dalla sua morte, avvenuta a Roma nel 1778, un ritorno imprevisto sull’Aventino, nella Piazza dei Cavalieri di Malta, può in qualche modo aver significato celebrare la memoria di un illustre figlio di Mogliano Veneto, paese dove nacque nel 1720.

A voler estendere, seppure brevemente, il discorso sulla sua arte, va sottolineato che le sue vedute delle antichità romane si caricano di un accento enfatico, un oratorio che esalta la sublime magnificenza dell’architettura, alterandone le reali dimensioni, scegliendo inquadrature magniloquenti ricche di effetti chiaroscurali che ne accentuano la vastità, un favoloso isolamento, la massa poderosa e compatta di mura e bastioni. Ma c’e di più: al confronto le figurette umane appaiono piccolissime nelle proporzioni, anche e spesso agitate, quasi esaltate di fronte alla grandezza di ruderi in una tangibile manifestazione della storia.
La facciata di Santa Maria del Priorato ribadisce i caratteri distintivi del linguaggio dell’artista: i lussureggianti rilievi, quasi incisi nella lustra di marmo, sembrano proporsi come inusuale bricolage di frammenti dell’antico, liberamente manipolali e ricomposti in modo bizzarro.

Piazza dei Cavalieri di Malta: qui si respira la quiete e la bellezza nel tempo incantato e fermo dello slargo che, nella sua elegiaca armonia, sembra far dimenticare gli affanni e i ricordi dolorosi della vita.

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