Rassegna Stampa

I CAVALIERI DI MALTA

VIA CONDOTTI 01/07/2002

di Bianco St. JORIOZ

Chi avrebbe detto che su Via Condotti apre le sue frontiere uno Stato Sovrano. E’ l’eccezionalità di Roma che offre a chiunque orizzonti sconosciuti e vicini allo stesso tempo. “Basta alzare gli occhi verso il cielo, in alto” ripeteva il mio professore di Lettere al Liceo Tasso. Sì, basta alzare gli occhi da terra per scoprire una città diversa che cammina insieme al tempo perché del tempo sembra essere figlia e madre. Roma così offesa nella sua intimità, usurpata da pretendenti senza diritti, si mostra ancora, nonostante tutto.
Truffata, suo malgrado, in un male inteso senso della modernità. Roma, quando e se vuole, riemerge poco a poco e con Lei i suoi tesori plasmali dai secoli, forgiati nella buona e nella cattiva sorte. La buona sorte ce ne ha tramandato uno, in particolare, forse il più prezioso: il Sovrano Militare Ordine di Malta. Solo a pronunciare il suo nome i nostri occhi si spalancano sui secoli, su vicende che si perdono nei chiaroscuri del Medioevo. Eppure lo SMOM, con le sue istituzioni, la sua vita, le sue tradizioni sta lì a raccontarci la favola stessa di Roma. Culla della civiltà dell’Occidente, crocevia di uomini, radice della cattolicità. “O Roma felix” intonavano i pellegrini giunti alle Basiliche Maggiori una volta attraversata Porta San Giovanni, Porta Maggiore, Porta Salaria. Anche in nome di quella umanità che sapeva ancora stupirsi, che a Roma venerava la Vera Croce e le reliquie della Passione, l’Ordine di Malta ha proseguito e prosegue la Sua missione. Missione di pace innanzitutto, una volta tramontati i doveri militari, ma anche missione di Testimonianza: per dire che non tutto è perduto e che in un mare preda delle tempeste, il porto è sicuro perché costruito su una roccia millenaria. Mille anni, fra un secolo, dei Cavalieri di San Giovanni.

È bello, nei tramonti d’estate, quando la luce di Roma diventa imprendibile, passare da Trinità dei Monti e dall’alto vedere la bandiera dell’Ordine che sta lì a raccontarci una Storia. Ed è bello che il palazzo dei Cavalieri stia in Via Condotti, che insieme a poche altre strade sembra conservare il vero spirito di questa città: talmente nobile da essere schiettamente popolare. Già, perché Via Condotti, principessa romana, non ama le mezze misure. Nel suo blasone c’è il marmo e non lo stucco, ai suoi piedi c’è l’asfalto e non i sampietrini. Quell’asfalto che nelle notti calde sembra risplendere alla luce …laggiù fino alla Barcaccia.
Passate un giorno di fronte al portone maggiore del Palazzo. Non vedrete clienti in attesa, vetture parcheggiale una sopra all’altra, autisti ciondolanti al sole. Ma un cancello sobrio, un guardaportone che è ancora gentile con chi gli rivolge la parola, un cortile semplice e imponente allo stesso modo.
Una volta varcato il cancello, vi accorgerete di aver varcato qualcosa in più.
Una dimensione temporale, dove la vanità non ha cittadinanza, dove chiunque è accolto con grazia e magnanimità. E allora salite i piani di questa antica e nobile Casa. Tutto è conservalo con cura e amore per le Tradizioni. E se volete le impressioni di un giornalista …beh posso dirvi che questo Palazzo è stato risparmiato agli architetti e alle luci messe a bella posta che a Roma hanno cancellalo ogni traccia di suggestione. Se la giornata è calda, le finestre saranno aperte e le tende ampie si gonfieranno di vento lasciando passare una luce tenue, quel tanto che basta a illuminare la Galleria dei Gran Maestri dell’Ordine, la bacheca che conserva i sigilli, le antiche Carte sparse nella biblioteca. Camminando, sentirete il parquet antico proteggervi mentre i lampadari di Murano vi mostreranno la strada. Le vostre parole saranno attutite dalla tappezzeria delle pareti che richiama ogni volta la Croce di Malta. Entrerete nella Cappella dell’Ordine, pochi scranni, un silenzio impenetrabile attraversato dal profumo dell’incenso e da quello freddo del marmo che la riveste. Così, perdendovi nel dedalo dei corridoi e dei saloni, incontrerete persone dal passo leggero e dalle attenzioni premurose. Avrete giusto il tempo di fare qualche rapido calcolo con quel che sapete per collocare quel dipinto, quel Principe, quel dono di tanti secoli fa giunto dal lontano Oriente fin nelle mani del Gran Maestro dell’Ordine. Non sentirete cellulari trillare, da lontano solo gli echi della strada. Ricorderete che queste sale hanno ospitato il fior fiore della nobiltà europea, che qui è stato battezzato un Re, che la storia ha eletto questo luogo a sua residenza. Vedrete il Palazzo illuminato nelle visite ufficiali dei Capi di Stato, il guardaportone in divisa nel cortile d’onore, e un principe affabile e gentile che accompagna l’Ospite fin negli appartamenti del Gran Maestro.
Il Gran Maestro. Un pomeriggio di primavera ho avuto l’onore di incontrarlo. Ero davvero emozionato nel pensare che un Suo predecessore, novecento anni fa, attraversava le sale dei castelli imprendibili di Terrasanta e poi via via difendeva Cipro, Rodi, Malta. E un Suo successore oggi era lì, titolare di una vicenda che si proietta nel futuro. Sua Altezza Eminentissima Fra’ Andrew Bertie, Principe e Gran Maestro dell’Ordine di Malta, ha voluto concedermi un po’ del suo tempo prezioso e ha voluto così rispondere alle domande che Gli ho rivolto.

Altezza Eminentissima, una storia millenaria, quella dell’Ordine, che attraversa epoche così diverse. Quale è il filo rosso che lega situazioni ed eventi che hanno inizio nel Medioevo e giungono fino all’età Moderna.

L’ordine nasce in Terrasanta per curare gli ammalati e questa è stata sempre la nostra prima occupazione. La cura degli ammalati accompagna e segna la nostra Storia dagli inizi fino ai giorni nostri.

L’Ordine, Altezza, nasce con la prima crociata. L’Ospedale cura e segue i pellegrini poi via via diventa Ordine militare …si può dire che i monaci diventano in un certo senso guerrieri?

Noi siamo divenuti guerrieri perché l’Ospedale ha dovuto difendere prima di tutto le persone deboli, indifese, di nuovo gli ammalati. Poi in quel dato momento storico, con la concessione delle terre da parte del Re di Gerusalemme e del Conte di Tripoli, in Palestina, i Cavalieri di San Giovanni diventano soldati. Ma soldati con il compito principale di difendere non con quello di attaccare.

Persi i Luoghi Santi, i Cavalieri trovano nuovi confini. Prima Cipro, poi Rodi, poi Malta. Quali sono in questa fase i cambiamenti dell’Ordine?

Io credo che dopo la Caduta di Gerusalemme e degli ultimi avamposti di Terrasanta, l’Ordine sia cambiato. Con l’acquisizione di Rodi, l’Ordine diventa, per così dire, una forza navale. E ancora dopo, fino alla fine del ’700, la vera forza dell’Ordine è stata il dominio del mare. I secoli, le vicissitudini hanno plasmato le caratteristiche dei Cavalieri.

I Cavalieri di Malta a differenza di altre istituzioni, non hanno mai partecipato a guerre contro i cristiani e fra i cristiani. Una caratteristica specifica che sembra divenire compito spirituale, quasi mistico per l’Ordine. Inizia forse da qui una nuova fase per la storia dell’Ospedale?

La difesa della fede è stata sempre uno degli obiettivi dell’Ordine. Se prima era con la spada oggi è con i compiti e l’esempio dei nostri membri.

Cosa vuol dire, Altezza, essere oggi Gran Maestro dell’Ordine di Malta e, se ci è dato sapere, come si svolge una sua giornata…

Io sono il Capo di un Ordine religioso e anche un Capo di Stato. Lungo tutta una giornata ricevo dunque Capi di Stato, ambasciatori, membri dell’Ordine, giornalisti come lei e persone che giungono per consultazioni. Invio messaggi ai nostri membri sparsi in tutto il mondo. Vedo i miei ministri, il Cancelliere e tutti gli Alti Gradi …posso insomma dire che solitamente trascorro una giornata abbastanza impegnata.

Vostra Altezza questa intervista viene rilasciata nel Palazzo Magistrale di Via Condotti: c’è un legame antico fra l’Ordine e questa strada…

Sì, questa Casa appartiene all’Ordine dalla metà del 1600, quando l’ambasciatore presso la Sede Apostolica morì lasciando la Casa all’Ordine. È stata la nostra rappresentanza diplomatica presso lo Stato Pontificio fino al 1834…e dopo la caduta di Malta è divenuta Sede dell’Ordine.

La Croce di Malta: verso quali orizzonti muove adesso il vessillo dei Cavalieri, superata la soglia del terzo millennio…

I nostri obiettivi restano immutati. La difesa della Fede, la fedeltà al Pontefice, l’assistenza ai malati poveri. E proprio perché noi abbiamo questi punti fermi, siamo l’unico Ordine militare religioso sopravvissuto ai secoli… mentre gli altri si sono trasformati o si sono estinti. L’Ordine di Malta ha oggi una presenza capillare nel mondo. Abbiamo opere caritative in oltre cento Nazioni della Terra. Anche in questo palazzo abbiamo un ambulatorio, poco distante c’è l’Ospedale della Magliana… e spaziando sul mappamondo il nostro Ospedale di Betlemme e gli altri… in Inghilterra, in Germania. Non solo: di sempre maggiore rilievo è l’azione degli uomini e delle donne dell’Ordine di Malta in soccorso delle popolazioni sofferenti per i disastri naturali, per la guerra. Ancora, le decine di case per l’assistenza agli anziani. Proprio l’8 maggio scorso ho inaugurato una casa per loro a Madrid. La nostra opera giunge in Africa, varca l’Atlantico fino in America. Mi piace ricordare, a tale proposito e fra le tante, le nostre istituzioni in Senegal, in Kenya, in Uruguay. Queste sono le nostre solide radici.

Come fosse il segno distintivo di un vecchio gentiluomo, che non dimentica chi e cosa è, il Palazzo Magistrale dell’Ordine non poteva non ospitare la sede di un ambulatorio che apre le sue porte per soccorrere tutti. A cominciare dai più bisognosi. Quasi un ritorno diretto alle origini per i Cavalieri di Malta che in Terrasanta, e in favore dei sofferenti, iniziarono la loro vicenda millenaria.
Il centro medico è uno dei più attrezzati e all’avanguardia di Roma. Ogni giorno tantissimi varcano la sua porta su Via Bocca di Leone.
Dall’allergologia alla cardiologia, alla pneumologia passando attraverso la medicina generale, sono ben ventotto le branche specialistiche di cura presenti nell’ambulatorio: che è spazioso e ben restaurato oltre che ad essere situato in un quartiere per così dire strategico: il centro di Roma. A coordinare il centro di diagnostica e terapia clinica, il dr. Sebastiano Platania.

Questo ambulatorio ha una storia antica…

Sì, nasce a ridosso della prima metà del secolo scorso, con l’inizio delle prime malattie dismetaboliche. Questo centro medico è stato il primo a fornire gratuitamente l’insulina ai pazienti diabetici… da quell’epoca in poi inizia l’evoluzione di una storia. Sono state perfezionate alcune branche specialistiche. Attualmente abbiamo una vera e propria schiera di medici, circa 53 persone. In alcuni casi abbiamo tre specialisti per una sola branca e tutto questo per garantire una prestazione continuativa ai pazienti. Tenendo sempre a mente che l’Ordine di Malta non persegue fini di lucro, facciamo in modo che le prestazioni offerte possano essere sempre gratuite e sempre disponibili.

L’aiuto gratuito ai bisognosi. Come dire che lo spirito di servizio non viene mai meno.

Certo, e nella piena collaborazione. La nostra struttura non fa altro che aiutare le persone bisognose. Altri, se vogliono, offrono quanto basta al nostro ambulatorio: secondo il buon senso, e le disponibilità.

Parliamo, dott. Platania, di questo centro diagnostico.

Sono presenti tutte le prestazioni specialistiche. Non facciamo ricoveri, certo, ma agiamo sul fronte della diagnosi e della terapia clinica. La nostra strumentazione è adatta a questo. Penso alla medicina preventiva: la diagnosi precoce dei melanomi cutanei, tanto per fare un esempio, e tutto lo spettro degli esami precoci. In questa struttura si opera sui versanti della prevenzione e della terapia. Non mancano gli interventi chirurgici minori che richiedono il semplice ricovero ambulatoriale. Voglio sottolineare il nostro impegno costante e gratuito in favore di chi ci chiede aiuto. Nel centro storico, poi, questo ambulatorio è conosciuto ed apprezzato. Lo è e lo è stato per tante generazioni di romani.

Ci dica di più…

Il mio obiettivo è quello di migliorare ancora i servizi, e visto che il tessuto abitativo del centro storico è cambiato mi piacerebbe far conoscere questo ambulatorio a chi non lo conosce ancora. Mi riferisco alle nuove generazioni che non sanno che in questa strada c’è un centro medico di prima qualità.
Certo, noi non vogliamo e non possiamo essere concorrenziali con altre strutture. Non facciamo pubblicità. Ma è giusto far sapere che in Via Bocca di Leone c’è un punto di riferimento importante per curarsi. A nostro vantaggio, il fatto che le lunghe attese, da noi, non ci sono e che illustri esperti prestano qui gratuitamente la loro opera nello spirito più alto dell’Ordine di Malta.
Che è spirito di servizio sempre in favore dei più deboli, sempre in favore dei sofferenti.