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Notizie

Il centro medico di Khaldieh: efficienza e umanità al servizio dei rifugiati siriani

Beirut, 26/09/2013 


L’Associazione libanese intensifica le sue attività mediche e sociali al confine con la Siria

Situato a neanche 40 chilometri dal confine siriano, il centro medico di Khaldieh si trova lungo la stessa latitudine della città siriana di Homs, epicentro dei primi scontri che hanno infiammato la Siria nel marzo del 2012. Proprio a Khaldieh, infatti, si riversarono migliaia dei profughi siriani in fuga durante le prime fasi del conflitto. Per fare fronte all’emergenza, l’Associazione libanese del Sovrano Ordine di Malta – che sostiene il centro medico attraverso la congregazione delle Suore Antonine- ha intensificato le sue attività di assistenza, che vanno dalla cardiologia all’endocrinologia, dalla pediatria alla ginecologia, mettendo in atto una campagna di vaccinazioni e di sensibilizzazione all’igiene per i molti rifugiati.

Non solo: l’equipe medica, guidata dalla Sorella Céline Nohra, offre anche assistenza sociale e psicologica, perché spesso i traumi di un rifugiato sono invisibili e nascosti. In particolar modo quando le vittime sono bambini. E se non sono i rifugiati a cercare aiuto, sono i medici e gli assistenti del centro che li vanno a cercare nei vari accampamenti di fortuna sparsi tra i campi di ulivi della vicina provincia di Tripoli. Qui molti di loro hanno occupato qualche metro quadrato per trovare riparo dal caldo estivo e dalle piogge che tra poche settimane trasformeranno la terra argillosa in fango.

Ogni giorno sono circa 100 i pazienti che si recano al centro di Khaldieh per ricevere assistenza medica. Ma in alcuni giorni il numero aumenta drasticamente: il dato delle visite è legato infatti alla presenza di determinati specialisti. Nei giorni in cui il centro offre assistenza ginecologica, il numero delle donne musulmane – dunque anche delle siriane profughe – aumenta vorticosamente. Molte di loro infatti sono fuggite con a seguito molti bambini o sono addirittura incinte e necessitano di cure particolari. Per questo il centro medico mette a disposizione molti medici donne, venendo incontro alle esigenze della cultura musulmana.

E’ proprio a Khaldieh che tutte le settimane i rifugiati siriani accampati nei dintorni del centro medico (quelli registrati ufficialmente in tutto il paese sono circa 800.000 ma si stima che in totale siano oltre 1.500.000) ricevono aiuti alimentari, prodotti sanitari, coperte e materassi. Pasta, riso, olio, zucchero, acqua per sciogliere il latte in polvere dei neonati e poi detergenti, spazzolini, spugne, pannolini. In un solo giorno di distribuzione sono circa 40 le famiglie – composta ciascuna in media da 5 membri – che diligentemente aspettano il loro turno per ricevere gli aiuti umanitari.

L’efficienza legata all’umanità del personale e il livello dei servizi offerti hanno fatto sì che il centro di Khaldieh sia stato accreditato dal governo di Beirut il primo nella lista su oltre 40 centri medici analizzati in tutto lo Stato.

Nel paese dei cedri, l’Associazione dell’Ordine di Malta gestisce altri nove centri medico sociali, molti dei quali localizzati in zone remote, spesso sprovviste di servizi assistenziali e popolate da abitanti anziani. Una presenza capillare che va dal nord al sud del paese e che abbraccia fedi e confessioni diverse, come si evidenzia nella stretta collaborazione tra l’Ordine e la fondazione sciita Al-Sadr, a Sidone, da anni punto di riferimento di cristiani e musulmani. Proprio la capacità di dialogare con religioni diverse e di assistere il prossimo senza distinzione di fede e provenienza “ha permesso all’Ordine di Malta di essere apprezzato da tutta la comunità” ha spiegato recentemente il Nunzio Apostolico in Libano, Monsignor Gabriele Caccia. “Testimoniando i valori cristiani – ha aggiunto il Nunzio – l’Ordine di Malta è un esempio di efficienza per tutto il Medio Oriente”.

Radio Vaticana intervista Marianna Balfour durante la sua visita in Libano:

http://goo.gl/FFJbDn

il centro medico di khaldieh efficienza e umanita al servizio dei rifugiati siriani

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