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Il Gran Cancelliere intervistato dal Catholic Herald: “è diventato un imperativo rilanciare I principi fondamentali di condotta umanitaria”

Roma, 27/10/2014 


In questa intervista rilasciata al quotidiano britannico Catholic Herald, il Gran Cancelliere Albrecht Boeselager illustra l’impegno dell’Ordine di Malta nell’infuocato teatro del Medio Oriente e offre una panoramica dello scenario mondiale, sottolineandone i grandi cambiamenti geopolitici. Nel corso dell’intervista il Gran Cancelliere ribadisce l’importanza dell’applicazione delle convenzioni per il rispetto dei diritti umani, che devono essere rispettati – aggiunge – da tutte le parti in causa.

Il Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta: “La distruzione in atto di migliaia di anni di cultura cristiana è una tragedia”

di Paul Betts

L’espressione cupa ed il tono preoccupato del Barone Albrecht von Boeselager a fatica nascondono la sua rabbia soffocata di fronte agli avvenimenti in Siria ed in Iraq.

Il Gran Cancelliere del Sovrano Ordine di Malta è il Ministro degli Esteri e degli Interni dell’istituzione e ha una lunga esperienza di crisi umanitarie dovute a conflitti provocati dall’uomo e da calamità naturali. A suo parere, quanto si sta verificando in questo momento in Siria ed in Iraq presenta tratti simili alla Guerra dei Trent’Anni.

Per coloro che forse non ricordano quel momento storico, questo conflitto del diciassettesimo secolo che fu particolarmente brutale, iniziò come guerra religiosa tra gli Stati cattolici e protestanti d’Europa in lotta tra di loro pur essendo (o essendo stati) parte del Sacro Romano Impero. La guerra si trasformò poi in un vero conflitto che coinvolse la maggior parte delle grandi potenze europee. Intere regioni d’Europa furono devastate ed impoverite. La Guerra si concluse solo quando tutti giunsero allo stremo, si firmarono quindi i trattati di pace, si ridisegnarono i confini e si ridefinirono le sfere di influenza, ma alcune delle conflittualità che avevano portato alla guerra rimasero insolute ancora per lungo tempo.

In Iraq ed in Siria, ha dichiarato durante una visita a Londra, “ci sono così tanti interessi diversi e il nemico del mio nemico non è necessariamente il mio amico: potrebbe essere il mio nemico”. Come nel caso di quella guerra del passato, aggiunge, la fisionomia delle regioni del Medio Oriente coinvolte nell’attuale conflitto potrebbe cambiare in funzione delle diverse religioni e tribù.
Il conflitto ha inoltre messo a rischio il futuro delle minoranze cristiane. Il Gran Cancelliere sottolinea infatti: “È questa la vera tragedia, vedere come secoli, anzi migliaia di anni di cultura in quella regione possano venire distrutti definitivamente in due anni. I Cristiani a Mosul hanno visto i loro vicini mussulmani rivoltarsi contro di loro, occupare o bruciare le loro case, rubare i loro beni. Non è possibile ricostruire tutto ciò ed è un’evoluzione pericolosa perché questo comportamento viene adesso attribuito anche indiscriminatamente ai mussulmani. Non sarei tanto certo che altri popoli o comunità si sarebbero comportati meglio in condizioni simili. Persino i sostenitori di una collaborazione con i mussulmani, ora dubitano di potere lavorare insieme a loro perché regna una grande sfiducia tra i diversi gruppi”.

Alla luce di questa recente crisi, è fondamentale ridare slancio ai principi guida dell’assistenza umanitaria. Alla fine della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, la comunità internazionale introdusse con successo un codice di condotta umanitario, un insieme di leggi umanitarie: le Convenzioni della Croce Rossa e le risoluzioni delle Nazioni Unite. Tuttavia alla fine del secolo scorso, si è assistito ad un rapido declino nel del rispetto di questi principi. “Ancora una volta non si tratta solo dei terroristi, riguarda anche l’Occidente” sostiene. “Gli attacchi di droni contro i cosiddetti bersagli mirati – neanche loro sanno chi sia la persona da colpire – cadono a grappolo ed uccidono. Quindi il rispetto dei principi del diritto sono minacciati da più fronti”.

Il Gran Cancelliere torna poi sul conflitto in Kosovo per citare un altro esempio di questo insuccesso.
“Ho incontrato un caro amico pilota dell’aeronautica tedesca, dopo l’intervento in Kosovo. Aveva bisogno dell’aiuto di uno psicoterapeuta perché nel corso di addestramento per piloti, gli era stato raccomandato di non puntare mai a qualcosa che non fosse bene identificato. In Kosovo, gli ordini della NATO vietavano di volare sotto i 3.000 metri, ma da quell’altitudine è impossibile riconoscere se una jeep sia un obiettivo militare o un mezzo civile. Quindi lanciavano i missili sulla base delle probabilità”.

L’Ordine di Malta è sotto attacco per le sue operazioni nelle aree di conflitto in Medio Oriente?

“E’ necessario fare una distinzione” spiega. “Negli ambienti mussulmani moderati non abbiamo alcun problema. Al contrario. Rispetto alle organizzazioni secolari, siamo più accettati perché queste comunità comprendono la nostra motivazione. Mentre sono molto sospettosi rispetto alle organizzazioni secolari perché non ne comprendono la motivazione. Le persone, in simili situazioni, sviluppano un sesto senso e capiscono se qualcuno ha obiettivi nascosti o un obiettivo che non è volutamente nascosto ma non è evidente. L’Ordine di Malta è indipendente e neutrale. Siamo lì solo per aiutare. Non pretendiamo di fare meglio o di più, ma siamo indipendenti ed obiettivi”.

Attraverso la sua rete diplomatica umanitaria, l’Ordine ha un contatto diretto con i governi che aiutano i propri operatori che intervengono sul campo. Un contatto diretto, sia ai più alti livelli, che sul terreno tra le popolazioni ed i profughi in pericolo, sono fondamentali perché, come spiega Boeselager “dopo aver incontrato queste persone, dopo che sanno chi sei, ottieni la loro protezione. La nostra forza è quella di agire sempre con un programma molto trasparente, di spiegare cosa facciamo; quello che ci prefiggiamo di fare e di parlare con tutti”. Difatti, fintanto che si hanno persone a cui rivolgersi sul terreno, si può prestare aiuto. E’ inoltre necessario guardare alla situazione dalla prospettiva di coloro che si cerca di aiutare.

Questo non significa che l’Ordine non abbia subito perdite durante le sue attività umanitarie in zone di conflitto. In Vietnam prima e poi in Afghanistan, sono stati uccisi operatori e rappresentanti dell’Ordine. Finora, nel recente conflitto in Medio Oriente, l’Ordine non è stato bersaglio dei fondamentalisti, ma il Gran Cancelliere non esclude possa verificarsi in qualsiasi momento. L’Ordine è attualmente impegnato in Turchia, Libano e Kurdistan e sta gestendo a distanza due ambulatori mobili a Bagdad che sono diretti dall’associazione libanese dell’Ordine.

In questo momento, l’Ordine ha tre operatori stranieri che lavorano in Kurdistan. “Cerchiamo sempre di utilizzare personale locale o membri delle popolazioni interessate. Alla frontiera turca, ad esempio, gestiamo un ospedale da campo con profughi siriani“. Anche qui, come in Siria ed in Iraq, la situazione è talmente complessa e pericolosa in questo momento che è difficile, se non addirittura impossibile offrire un’assistenza diretta. Ad esempio, l’Ordine è in stretto contatto con la Chiesa in Siria che consiglia vivamente di non inviare stranieri, non solo per non esporli a rischi ma, soprattutto, perché questi stranieri potrebbero esporre a rischio il personale che collabora con la Chiesa. “Sì, continuiamo a fornire assistenza in Siria”, spiega, “ma tramite persone che vivono in Siria, che attraversano la frontiera con la Turchia e portano beni in Siria. Sono anche altri i canali che utilizziamo”.
In molte zone dell’Iraq, la situazione è troppo pericolosa. “È pericolosa non solo perché si corre il rischio di diventare un bersaglio. È ancor più grande il rischio di cadere tra le linee” dichiara.

E’ evidente che Siria ed Iraq da tempo sono al centro dei riflettori ma queste emergenze rappresentano solo una parte del lavoro che svolge l’Ordine. “Attualmente, siamo presenti in 120 paesi con operazioni di diverse dimensioni. Abbiamo tra 80.000 e 100.000 volontari e circa 30.000 dipendenti. La macchina operativa è imponente, anche se la maggioranza delle operazioni non sono interventi di emergenza. Comprendono attività quali le residenze per anziani qui in Inghilterra, ospedali in Germania, organizzazioni di volontariato, assistenza sociale, pronto soccorso ed assistenza per anziani, persone senza fissa dimora, diversamente abili, ma l’attenzione è sempre rivolta a conflitti e calamità”.

In ogni caso, non bisogna sottovalutare quanto l’Ordine realizza nelle aree colpite da conflitti e calamità. Se si considera l’Iran: “Il nostro ultimo intervento è stato dopo il grave terremoto del 2003. Eravamo rimasti colpiti da quanto fossero organizzati e poco ideologici. All’indomani del terremoto, una volta ultimata la fase di assistenza, le autorità locali ci hanno chiesto di coordinare tutte le ONG e di addestrare le ONG locali. Siamo rimasti sorpresi”.

Sarebbero ancora molti gli esempi. “In un paese africano, il nostro Ambasciatore ha scoperto che nel carcere centrale non vi era una separazione tra le donne e gli uomini. Potete bene immaginare cosa succedesse. Da un lato, il governo non sembrava interessarsene ma dall’altro, se ne vergognavano quindi non permettevano a nessuno di entrare per verificare. Ma avevano fiducia nel nostro Ambasciatore e gli hanno dato l’autorizzazione a costruire un muro al centro del carcere per separare uomini e donne ed anche di costruire un piccolo ambulatorio. Questo fu possibile solo grazie al contatto diretto con il Primo Ministro e perché si erano resi conto che l’Ambasciatore non dipendeva da nessuno e non doveva riferire ad alcuna autorità nazionale od internazionale”.
Un ultimo caso. “Durante l’ultimo conflitto in Libano, il nostro Ambasciatore ha negoziato il rilascio di oltre 1.000 ostaggi. I giornali europei erano pieni di storie di ostaggi occidentali ma non di ostaggi libanesi. Si era recato con la sua auto con targa diplomatica nel campo di battaglia nella Valle della Beqaa per caricare i feriti e nessuna delle due parti in lotta lo ha aggredito”. Tutti questi esempi sono piccoli frammenti, dichiara il Gran Cancelliere dell’Ordine col suo stile dimesso, “ma riflettono il modo in cui operiamo”.

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