{"id":45473,"date":"2009-01-01T02:00:00","date_gmt":"2009-01-01T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/news\/messaggio-di-benedetto-xvi-per-la-giornata-mondiale-della-pace\/"},"modified":"2023-01-16T16:24:39","modified_gmt":"2023-01-16T15:24:39","slug":"messaggio-di-benedetto-xvi-per-la-giornata-mondiale-della-pace","status":"publish","type":"news","link":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/it\/notizie\/messaggio-di-benedetto-xvi-per-la-giornata-mondiale-della-pace\/","title":{"rendered":"Messaggio di Benedetto XVI per la giornata mondiale della pace"},"featured_media":0,"menu_order":0,"template":"","class_list":["post-45473","news","type-news","status-publish","hentry","news_categories-notizie"],"acf":{"highlighted":"no","news_cover":{"id":25542,"url":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/news.jpg"},"news_content":"<p>Pubblichiamo di seguito il Messaggio di Papa Benedetto XVI per la 42a Giornata Mondiale della Pace 2009, che si celebra il 1\u00b0 gennaio 2009 sul tema \u201cCombattere la povert\u00e0, costruire la pace\u201d.<\/p>\n<p>1. Anche all\u2019inizio di questo nuovo anno desidero far giungere a tutti il mio augurio di pace ed invitare, con questo mio Messaggio, a riflettere sul tema: Combattere la povert\u00e0, costruire la pace. Gi\u00e0 il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1993, aveva sottolineato le ripercussioni negative che la situazione di povert\u00e0 di intere popolazioni finisce per avere sulla pace. Di fatto, la povert\u00e0 risulta sovente tra i fattori che favoriscono o aggravano i conflitti, anche armati. A loro volta, questi ultimi alimentano tragiche situazioni di povert\u00e0. \u00ab S\u2019afferma\u2026 e diventa sempre pi\u00f9 grave nel mondo \u2013 scriveva Giovanni Paolo II \u2013 un\u2019altra seria minaccia per la pace: molte persone, anzi, intere popolazioni vivono oggi in condizioni di estrema povert\u00e0. La disparit\u00e0 tra ricchi e poveri s\u2019\u00e8 fatta pi\u00f9 evidente, anche nelle nazioni economicamente pi\u00f9 sviluppate. Si tratta di un problema che s\u2019impone alla coscienza dell\u2019umanit\u00e0, giacch\u00e9 le condizioni in cui versa un gran numero di persone sono tali da offenderne la nativa dignit\u00e0 e da compromettere, conseguentemente, l\u2019autentico ed armonico progresso della comunit\u00e0 mondiale \u00bb [1].<\/p>\n<p>2. In questo contesto, combattere la povert\u00e0 implica un\u2019attenta considerazione del complesso fenomeno della globalizzazione. Tale considerazione \u00e8 importante gi\u00e0 dal punto di vista metodologico, perch\u00e9 suggerisce di utilizzare il frutto delle ricerche condotte dagli economisti e sociologi su tanti aspetti della povert\u00e0. Il richiamo alla globalizzazione dovrebbe, per\u00f2, rivestire anche un significato spirituale e morale, sollecitando a guardare ai poveri nella consapevole prospettiva di essere tutti partecipi di un unico progetto divino, quello della vocazione a costituire un\u2019unica famiglia in cui tutti \u2013 individui, popoli e nazioni \u2013 regolino i loro comportamenti improntandoli ai principi di fraternit\u00e0 e di responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>In tale prospettiva occorre avere, della povert\u00e0, una visione ampia ed articolata. Se la povert\u00e0 fosse solo materiale, le scienze sociali che ci aiutano a misurare i fenomeni sulla base di dati di tipo soprattutto quantitativo, sarebbero sufficienti ad illuminarne le principali caratteristiche. Sappiamo, per\u00f2, che esistono povert\u00e0 immateriali, che non sono diretta e automatica conseguenza di carenze materiali. Ad esempio, nelle societ\u00e0 ricche e progredite esistono fenomeni di emarginazione, povert\u00e0 relazionale, morale e spirituale: si tratta di persone interiormente disorientate, che vivono diverse forme di disagio nonostante il benessere economico. Penso, da una parte, a quello che viene chiamato il \u00ab sottosviluppo morale \u00bb [2] e, dall\u2019altra, alle conseguenze negative del \u00ab supersviluppo \u00bb<\/p>\n<p>[3]. Non dimentico poi che, nelle societ\u00e0 cosiddette \u00ab povere \u00bb, la crescita economica \u00e8 spesso frenata da impedimenti culturali, che non consentono un adeguato utilizzo delle risorse. Resta comunque vero che ogni forma di povert\u00e0 imposta ha alla propria radice il mancato rispetto della trascendente dignit\u00e0 della persona umana. Quando l\u2019uomo non viene considerato nell\u2019integralit\u00e0 della sua vocazione e non si rispettano le esigenze di una vera \u00ab ecologia umana \u00bb [4], si scatenano anche le dinamiche perverse della povert\u00e0, com\u2019\u00e8 evidente in alcuni ambiti sui quali soffermer\u00f2 brevemente la mia attenzione.<\/p>\n<p>Povert\u00e0 e implicazioni morali<\/p>\n<p>3. La povert\u00e0 viene spesso correlata, come a propria causa, allo sviluppo demografico. In conseguenza di ci\u00f2, sono in atto campagne di riduzione delle nascite, condotte a livello internazionale, anche con metodi non rispettosi n\u00e9 della dignit\u00e0 della donna n\u00e9 del diritto dei coniugi a scegliere responsabilmente il numero dei figli [5] e spesso, cosa anche pi\u00f9 grave, non rispettosi neppure del diritto alla vita. Lo sterminio di milioni di bambini non nati, in nome della lotta alla povert\u00e0, costituisce in realt\u00e0 l\u2019eliminazione dei pi\u00f9 poveri tra gli esseri umani. A fronte di ci\u00f2 resta il fatto che, nel 1981, circa il 40% della popolazione mondiale era al di sotto della linea di povert\u00e0 assoluta, mentre oggi tale percentuale \u00e8 sostanzialmente dimezzata, e sono uscite dalla povert\u00e0 popolazioni caratterizzate, peraltro, da un notevole incremento demografico. Il dato ora rilevato pone in evidenza che le risorse per risolvere il problema della povert\u00e0 ci sarebbero, anche in presenza di una crescita della popolazione. N\u00e9 va dimenticato che, dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, la popolazione sulla terra \u00e8 cresciuta di quattro miliardi e, in larga misura, tale fenomeno riguarda Paesi che di recente si sono affacciati sulla scena internazionale come nuove potenze economiche e hanno conosciuto un rapido sviluppo proprio grazie all\u2019elevato numero dei loro abitanti. Inoltre, tra le Nazioni maggiormente sviluppate quelle con gli indici di natalit\u00e0 maggiori godono di migliori potenzialit\u00e0 di sviluppo. In altri termini, la popolazione sta confermandosi come una ricchezza e non come un fattore di povert\u00e0.<\/p>\n<p>4. Un altro ambito di preoccupazione sono le malattie pandemiche quali, ad esempio, la malaria, la tubercolosi e l\u2019AIDS, che, nella misura in cui colpiscono i settori produttivi della popolazione, influiscono grandemente sul peggioramento delle condizioni generali del Paese. I tentativi di frenare le conseguenze di queste malattie sulla popolazione non sempre raggiungono risultati significativi. Capita, inoltre, che i Paesi vittime di alcune di tali pandemie, per farvi fronte, debbano subire i ricatti di chi condiziona gli aiuti economici all\u2019attuazione di politiche contrarie alla vita. \u00c8 soprattutto difficile combattere l\u2019AIDS, drammatica causa di povert\u00e0, se non si affrontano le problematiche morali con cui la diffusione del virus \u00e8 collegata. Occorre innanzitutto farsi carico di campagne che educhino specialmente i giovani a una sessualit\u00e0 pienamente rispondente alla dignit\u00e0 della persona; iniziative poste in atto in tal senso hanno gia dato frutti significativi, facendo diminuire la diffusione dell\u2019AIDS. Occorre poi mettere a disposizione anche dei popoli poveri le medicine e le cure necessarie; ci\u00f2 suppone una decisa promozione della ricerca medica e delle innovazioni terapeutiche nonch\u00e9, quando sia necessario, un\u2019applicazione flessibile delle regole internazionali di protezione della propriet\u00e0 intellettuale, cos\u00ec da garantire a tutti le cure sanitarie di base.<\/p>\n<p>5. Un terzo ambito, oggetto di attenzione nei programmi di lotta alla povert\u00e0 e che ne mostra l\u2019intrinseca dimensione morale, \u00e8 la povert\u00e0 dei bambini. Quando la povert\u00e0 colpisce una famiglia, i bambini ne risultano le vittime pi\u00f9 vulnerabili: quasi la met\u00e0 di coloro che vivono in povert\u00e0 assoluta oggi \u00e8 rappresentata da bambini. Considerare la povert\u00e0 ponendosi dalla parte dei bambini induce a ritenere prioritari quegli obiettivi che li interessano pi\u00f9 direttamente come, ad esempio, la cura delle madri, l\u2019impegno educativo, l\u2019accesso ai vaccini, alle cure mediche e all\u2019acqua potabile, la salvaguardia dell\u2019ambiente e, soprattutto, l\u2019impegno a difesa della famiglia e della stabilit\u00e0 delle relazioni al suo interno. Quando la famiglia si indebolisce i danni ricadono inevitabilmente sui bambini. Ove non \u00e8 tutelata la dignit\u00e0 della donna e della mamma, a risentirne sono ancora principalmente i figli.<\/p>\n<p>6. Un quarto ambito che, dal punto di vista morale, merita particolare attenzione \u00e8 la relazione esistente tra disarmo e sviluppo. Suscita preoccupazione l\u2019attuale livello globale di spesa militare. Come ho gi\u00e0 avuto modo di sottolineare, capita che \u00ab le ingenti risorse materiali e umane impiegate per le spese militari e per gli armamenti vengono di fatto distolte dai progetti di sviluppo dei popoli, specialmente di quelli pi\u00f9 poveri e bisognosi di aiuto. E questo va contro quanto afferma la stessa Carta delle Nazioni Unite, che impegna la comunit\u00e0 internazionale, e gli Stati in particolare, a \u201cpromuovere lo stabilimento ed il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale col minimo dispendio delle risorse umane ed economiche mondiali per gli armamenti\u201d (art. 26) \u00bb [6].<\/p>\n<p>Questo stato di cose non facilita, anzi ostacola seriamente il raggiungimento dei grandi obiettivi di sviluppo della comunit\u00e0 internazionale. Inoltre, un eccessivo accrescimento della spesa militare rischia di accelerare una corsa agli armamenti che provoca sacche di sottosviluppo e di disperazione, trasformandosi cos\u00ec paradossalmente in fattore di instabilit\u00e0, di tensione e di conflitti. Come ha sapientemente affermato il mio venerato Predecessore Paolo VI, \u00ab lo sviluppo \u00e8 il nuovo nome della pace \u00bb [7]. Gli Stati sono pertanto chiamati ad una seria riflessione sulle pi\u00f9 profonde ragioni dei conflitti, spesso accesi dall\u2019ingiustizia, e a provvedervi con una coraggiosa autocritica. Se si giunger\u00e0 ad un miglioramento dei rapporti, ci\u00f2 dovrebbe consentire una riduzione delle spese per gli armamenti. Le risorse risparmiate potranno essere destinate a progetti di sviluppo delle persone e dei popoli pi\u00f9 poveri e bisognosi: l\u2019impegno profuso in tal senso \u00e8 un impegno per la pace all\u2019interno della famiglia umana.<\/p>\n<p>7. Un quinto ambito relativo alla lotta alla povert\u00e0 materiale riguarda l\u2019attuale crisi alimentare, che mette a repentaglio il soddisfacimento dei bisogni di base. Tale crisi \u00e8 caratterizzata non tanto da insufficienza di cibo, quanto da difficolt\u00e0 di accesso ad esso e da fenomeni speculativi e quindi da carenza di un assetto di istituzioni politiche ed economiche in grado di fronteggiare le necessit\u00e0 e le emergenze. La malnutrizione pu\u00f2 anche provocare gravi danni psicofisici alle popolazioni, privando molte persone delle energie necessarie per uscire, senza speciali aiuti, dalla loro situazione di povert\u00e0. E questo contribuisce ad allargare la forbice delle disuguaglianze, provocando reazioni che rischiano di diventare violente. I dati sull\u2019andamento della povert\u00e0 relativa negli ultimi decenni indicano tutti un aumento del divario tra ricchi e poveri. Cause principali di tale fenomeno sono senza dubbio, da una parte, il cambiamento tecnologico, i cui benefici si concentrano nella fascia pi\u00f9 alta della distribuzione del reddito e, dall\u2019altra, la dinamica dei prezzi dei prodotti industriali, che crescono molto pi\u00f9 velocemente dei prezzi dei prodotti agricoli e delle materie prime in possesso dei Paesi pi\u00f9 poveri. Capita cos\u00ec che la maggior parte della popolazione dei Paesi pi\u00f9 poveri soffra di una doppia marginalizzazione, in termini sia di redditi pi\u00f9 bassi sia di prezzi pi\u00f9 alti.<\/p>\n<p>Lotta alla povert\u00e0 e solidariet\u00e0 globale<\/p>\n<p>8. Una delle strade maestre per costruire la pace \u00e8 una globalizzazione finalizzata agli interessi della grande famiglia umana [8]. Per governare la globalizzazione occorre per\u00f2 una forte solidariet\u00e0 globale [9] tra Paesi ricchi e Paesi poveri, nonch\u00e9 all\u2019interno dei singoli Paesi, anche se ricchi. \u00c8 necessario un \u00ab codice etico comune \u00bb [10], le cui norme non abbiano solo un carattere convenzionale, ma siano radicate nella legge naturale inscritta dal Creatore nella coscienza di ogni essere umano (cfr Rm 2,14-15). Non avverte forse ciascuno di noi nell\u2019intimo della coscienza l\u2019appello a recare il proprio contributo al bene comune e alla pace sociale? La globalizzazione elimina certe barriere, ma ci\u00f2 non significa che non ne possa costruire di nuove; avvicina i popoli, ma la vicinanza spaziale e temporale non crea di per s\u00e9 le condizioni per una vera comunione e un\u2019autentica pace. La marginalizzazione dei poveri del pianeta pu\u00f2 trovare validi strumenti di riscatto nella globalizzazione solo se ogni uomo si sentir\u00e0 personalmente ferito dalle ingiustizie esistenti nel mondo e dalle violazioni dei diritti umani ad esse connesse. La Chiesa, che \u00e8 \u00ab segno e strumento dell\u2019intima unione con Dio e dell\u2019unit\u00e0 di tutto il genere umano \u00bb, [11] continuer\u00e0 ad offrire il suo contributo affinch\u00e9 siano superate le ingiustizie e le incomprensioni e si giunga a costruire un mondo pi\u00f9 pacifico e solidale.<\/p>\n<p>9. Nel campo del commercio internazionale e delle transazioni finanziarie, sono oggi in atto processi che permettono di integrare positivamente le economie, contribuendo al miglioramento delle condizioni generali; ma ci sono anche processi di senso opposto, che dividono e marginalizzano i popoli, creando pericolose premesse per guerre e conflitti. Nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale, il commercio internazionale di beni e di servizi \u00e8 cresciuto in modo straordinariamente rapido, con un dinamismo senza precedenti nella storia. Gran parte del commercio mondiale ha interessato i Paesi di antica industrializzazione, con la significativa aggiunta di molti Paesi emergenti, diventati rilevanti. Ci sono per\u00f2 altri Paesi a basso reddito, che risultano ancora gravemente marginalizzati rispetto ai flussi commerciali. La loro crescita ha risentito negativamente del rapido declino, registrato negli ultimi decenni, dei prezzi dei prodotti primari, che costituiscono la quasi totalit\u00e0 delle loro esportazioni. In questi Paesi, per la gran parte africani, la dipendenza dalle esportazioni di prodotti primari continua a costituire un potente fattore di rischio. Vorrei qui rinnovare un appello perch\u00e9 tutti i Paesi abbiano le stesse possibilit\u00e0 di accesso al mercato mondiale, evitando esclusioni e marginalizzazioni.<\/p>\n<p>10. Una riflessione simile pu\u00f2 essere fatta per la finanza, che concerne uno degli aspetti primari del fenomeno della globalizzazione, grazie allo sviluppo dell\u2019elettronica e alle politiche di liberalizzazione dei flussi di denaro tra i diversi Paesi. La funzione oggettivamente pi\u00f9 importante della finanza, quella cio\u00e8 di sostenere nel lungo termine la possibilit\u00e0 di investimenti e quindi di sviluppo, si dimostra oggi quanto mai fragile: essa subisce i contraccolpi negativi di un sistema di scambi finanziari \u2013 a livello nazionale e globale \u2013 basati su una logica di brevissimo termine, che persegue l\u2019incremento del valore delle attivit\u00e0 finanziarie e si concentra nella gestione tecnica delle diverse forme di rischio. Anche la recente crisi dimostra come l\u2019attivit\u00e0 finanziaria sia a volte guidata da logiche puramente autoreferenziali e prive della considerazione, a lungo termine, del bene comune. L\u2019appiattimento degli obiettivi degli operatori finanziari globali sul brevissimo termine riduce la capacit\u00e0 della finanza di svolgere la sua funzione di ponte tra il presente e il futuro, a sostegno della creazione di nuove opportunit\u00e0 di produzione e di lavoro nel lungo periodo. Una finanza appiattita sul breve e brevissimo termine diviene pericolosa per tutti, anche per chi riesce a beneficiarne durante le fasi di euforia finanziaria [12].<\/p>\n<p>11. Da tutto ci\u00f2 emerge che la lotta alla povert\u00e0 richiede una cooperazione sia sul piano economico che su quello giuridico che permetta alla comunit\u00e0 internazionale e in particolare ai Paesi poveri di individuare ed attuare soluzioni coordinate per affrontare i suddetti problemi realizzando un efficace quadro giuridico per l\u2019economia. Richiede inoltre incentivi alla creazione di istituzioni efficienti e partecipate, come pure sostegni per lottare contro la criminalit\u00e0 e per promuovere una cultura della legalit\u00e0. D\u2019altra parte, non si pu\u00f2 negare che le politiche marcatamente assistenzialiste siano all\u2019origine di molti fallimenti nell\u2019aiuto ai Paesi poveri. Investire nella formazione delle persone e sviluppare in modo integrato una specifica cultura dell\u2019iniziativa sembra attualmente il vero progetto a medio e lungo termine. Se le attivit\u00e0 economiche hanno bisogno, per svilupparsi, di un contesto favorevole, ci\u00f2 non significa che l\u2019attenzione debba essere distolta dai problemi del reddito. Sebbene si sia opportunamente sottolineato che l\u2019aumento del reddito pro capite non pu\u00f2 costituire in assoluto il fine dell\u2019azione politico-economica, non si deve per\u00f2 dimenticare che esso rappresenta uno strumento importante per raggiungere l\u2019obiettivo della lotta alla fame e alla povert\u00e0 assoluta. Da questo punto di vista va sgomberato il campo dall\u2019illusione che una politica di pura ridistribuzione della ricchezza esistente possa risolvere il problema in maniera definitiva. In un\u2019economia moderna, infatti, il valore della ricchezza dipende in misura determinante dalla capacit\u00e0 di creare reddito presente e futuro. La creazione di valore risulta perci\u00f2 un vincolo ineludibile, di cui si deve tener conto se si vuole lottare contro la povert\u00e0 materiale in modo efficace e duraturo.<\/p>\n<p>12. Mettere i poveri al primo posto comporta, infine, che si riservi uno spazio adeguato a una corretta logica economica da parte degli attori del mercato internazionale, ad una corretta logica politica da parte degli attori istituzionali e ad una corretta logica partecipativa capace di valorizzare la societ\u00e0 civile locale e internazionale. Gli stessi organismi internazionali riconoscono oggi la preziosit\u00e0 e il vantaggio delle iniziative economiche della societ\u00e0 civile o delle amministrazioni locali per la promozione del riscatto e dell\u2019inclusione nella societ\u00e0 di quelle fasce della popolazione che sono spesso al di sotto della soglia di povert\u00e0 estrema e sono al tempo stesso difficilmente raggiungibili dagli aiuti ufficiali. La storia dello sviluppo economico del XX secolo insegna che buone politiche di sviluppo sono affidate alla responsabilit\u00e0 degli uomini e alla creazione di positive sinergie tra mercati, societ\u00e0 civile e Stati. In particolare, la societ\u00e0 civile assume un ruolo cruciale in ogni processo di sviluppo, poich\u00e9 lo sviluppo \u00e8 essenzialmente un fenomeno culturale e la cultura nasce e si sviluppa nei luoghi del civile [13].<\/p>\n<p>13. Come ebbe ad affermare il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II, la globalizzazione \u00ab si presenta con una spiccata caratteristica di ambivalenza \u00bb [14] e quindi va governata con oculata saggezza. Rientra in questa forma di saggezza il tenere primariamente in conto le esigenze dei poveri della terra, superando lo scandalo della sproporzione esistente tra i problemi della povert\u00e0 e le misure che gli uomini predispongono per affrontarli. La sproporzione \u00e8 di ordine sia culturale e politico che spirituale e morale. Ci si arresta infatti spesso alle cause superficiali e strumentali della povert\u00e0, senza raggiungere quelle che albergano nel cuore umano, come l\u2019avidit\u00e0 e la ristrettezza di orizzonti. I problemi dello sviluppo, degli aiuti e della cooperazione internazionale vengono affrontati talora senza un vero coinvolgimento delle persone, ma come questioni tecniche, che si esauriscono nella predisposizione di strutture, nella messa a punto di accordi tariffari, nello stanziamento di anonimi finanziamenti. La lotta alla povert\u00e0 ha invece bisogno di uomini e donne che vivano in profondit\u00e0 la fraternit\u00e0 e siano capaci di accompagnare persone, famiglie e comunit\u00e0 in percorsi di autentico sviluppo umano.<\/p>\n<p>Conclusione<\/p>\n<p>14. Nell\u2019Enciclica Centesimus annus, Giovanni Paolo II ammoniva circa la necessit\u00e0 di \u00ab abbandonare la mentalit\u00e0 che considera i poveri \u2013 persone e popoli \u2013 come un fardello e come fastidiosi importuni, che pretendono di consumare quanto altri hanno prodotto \u00bb. \u00ab I poveri \u2013 egli scriveva \u2013 chiedono il diritto di partecipare al godimento dei beni materiali e di mettere a frutto la loro capacit\u00e0 di lavoro, creando cos\u00ec un mondo pi\u00f9 giusto e per tutti pi\u00f9 prospero \u00bb [15]. Nell\u2019attuale mondo globale \u00e8 sempre pi\u00f9 evidente che si costruisce la pace solo se si assicura a tutti la possibilit\u00e0 di una crescita ragionevole: le distorsioni di sistemi ingiusti, infatti, prima o poi, presentano il conto a tutti. Solo la stoltezza pu\u00f2 quindi indurre a costruire una casa dorata, ma con attorno il deserto o il degrado. La globalizzazione da sola \u00e8 incapace di costruire la pace e, in molti casi, anzi, crea divisioni e conflitti. Essa rivela piuttosto un bisogno: quello di essere orientata verso un obiettivo di profonda solidariet\u00e0 che miri al bene di ognuno e di tutti. In questo senso, la globalizzazione va vista come un\u2019occasione propizia per realizzare qualcosa di importante nella lotta alla povert\u00e0 e per mettere a disposizione della giustizia e della pace risorse finora impensabili.<\/p>\n<p>15. Da sempre la dottrina sociale della Chiesa si \u00e8 interessata dei poveri. Ai tempi dell\u2019Enciclica Rerum novarum essi erano costituiti soprattutto dagli operai della nuova societ\u00e0 industriale; nel magistero sociale di Pio XI, di Pio XII, di Giovanni XXIII, di Paolo VI e di Giovanni Paolo II sono state messe in luce nuove povert\u00e0 man mano che l\u2019orizzonte della questione sociale si allargava, fino ad assumere dimensioni mondiali [16]. Questo allargamento della questione sociale alla globalit\u00e0 va considerato nel senso non solo di un\u2019estensione quantitativa, ma anche di un approfondimento qualitativo sull\u2019uomo e sui bisogni della famiglia umana. Per questo la Chiesa, mentre segue con attenzione gli attuali fenomeni della globalizzazione e la loro incidenza sulle povert\u00e0 umane, indica i nuovi aspetti della questione sociale, non solo in estensione, ma anche in profondit\u00e0, in quanto concernenti l\u2019identit\u00e0 dell\u2019uomo e il suo rapporto con Dio. Sono principi di dottrina sociale che tendono a chiarire i nessi tra povert\u00e0 e globalizzazione e ad orientare l\u2019azione verso la costruzione della pace. Tra questi principi \u00e8 il caso di ricordare qui, in modo particolare, l\u2019\u00ab amore preferenziale per i poveri \u00bb [17], alla luce del primato della carit\u00e0, testimoniato da tutta la tradizione cristiana, a cominciare da quella della Chiesa delle origini (cfr At 4,32-36; 1 Cor 16,1; 2 Cor 8-9; Gal 2,10).<\/p>\n<p>\u00ab Ciascuno faccia la parte che gli spetta e non indugi \u00bb, scriveva nel 1891 Leone XIII, aggiungendo: \u00ab Quanto alla Chiesa, essa non lascer\u00e0 mancare mai e in nessun modo l\u2019opera sua \u00bb [18]. Questa consapevolezza accompagna anche oggi l\u2019azione della Chiesa verso i poveri, nei quali vede Cristo [19], sentendo risuonare costantemente nel suo cuore il mandato del Principe della pace agli Apostoli: \u00ab Vos date illis manducare \u00ab date loro voi stessi da mangiare \u00bb (Lc 9,13). Fedele a quest\u2019invito del suo Signore, la Comunit\u00e0 cristiana non mancher\u00e0 pertanto di assicurare all\u2019intera famiglia umana il proprio sostegno negli slanci di solidariet\u00e0 creativa non solo per elargire il superfluo, ma soprattutto per cambiare \u00ab gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le societ\u00e0 \u00bb [20]. Ad ogni discepolo di Cristo, come anche ad ogni persona di buona volont\u00e0, rivolgo pertanto all\u2019inizio di un nuovo anno il caldo invito ad allargare il cuore verso le necessit\u00e0 dei poveri e a fare quanto \u00e8 concretamente possibile per venire in loro soccorso. Resta infatti incontestabilmente vero l\u2019assioma secondo cui \u00ab combattere la povert\u00e0 \u00e8 costruire la pace \u00bb.<\/p>\n<p>Dal Vaticano, 8 Dicembre 2008<\/p>\n<p>BENEDICTUS PP. XVI<\/p>\n<p>[1] Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1.<\/p>\n<p>[2] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 19.<\/p>\n<p>[3] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 28.<\/p>\n<p>[4] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 38.<\/p>\n<p>[5] Cfr Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 37; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 25.<\/p>\n<p>[6] Benedetto XVI, Lettera al Cardinale Renato Raffaele Martino in occasione del Seminario internazionale organizzato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace sul tema \u00ab Disarmo, sviluppo e pace. Prospettive per un disarmo integrale \u00bb, 10 aprile 2008: L\u2019Osservatore Romano, 13.4.2008, p. 8.<\/p>\n<p>[7] Lett. enc. Populorum progressio, 87.<\/p>\n<p>[8] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 58.<\/p>\n<p>[9] Cfr Giovanni Paolo II, Discorso all\u2019Udienza alle Acli, 27 aprile 2002, 4: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXV, 1 [2002], 637.<\/p>\n<p>[10] Giovanni Paolo II, Discorso all\u2019Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, 27 aprile 2001, 4: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXIV, 1 [2001], 802.<\/p>\n<p>[11] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 1.<\/p>\n<p>[12] Cfr Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 368.<\/p>\n<p>[13] Cfr ibid., 356.<\/p>\n<p>[14] Discorso nell\u2019Udienza a Dirigenti di sindacati di lavoratori e di grandi societ\u00e0, 2 maggio 2000, 3: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXIII, 1 [2000], 726.<\/p>\n<p>[15] N. 28.<\/p>\n<p>[16] Cfr Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 3.<\/p>\n<p>[17] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 42; cfr Idem, Lett. enc. Centesimus annus, 57.<\/p>\n<p>[18] Lett. enc. Rerum novarum, 45.<\/p>\n<p>[19] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 58.<\/p>\n<p>[20] Ibid.<\/p>\n","news_gallery":"no","news_gallery_elements":false},"news_categories":[{"id":137,"name":"Notizie","slug":"notizie","description":"","link":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/it\/categorie-notizia\/notizie\/"}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/it\/wp-json\/wp\/v2\/notizie\/45473","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/it\/wp-json\/wp\/v2\/notizie"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/news"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/it\/wp-json\/wp\/v2\/notizie\/45473\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=45473"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}