{"id":45541,"date":"2008-04-21T00:00:00","date_gmt":"2008-04-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/news\/discorso-di-benedetto-xvi-allorganizzazione-delle-nazioni-unite\/"},"modified":"2023-01-16T16:26:07","modified_gmt":"2023-01-16T15:26:07","slug":"discorso-di-benedetto-xvi-allorganizzazione-delle-nazioni-unite","status":"publish","type":"news","link":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/it\/notizie\/discorso-di-benedetto-xvi-allorganizzazione-delle-nazioni-unite\/","title":{"rendered":"Discorso di Benedetto XVI all\u2019organizzazione delle nazioni unite"},"featured_media":0,"menu_order":0,"template":"","class_list":["post-45541","news","type-news","status-publish","hentry","news_categories-notizie"],"acf":{"highlighted":"no","news_cover":{"id":26937,"url":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/21_04_2008_01.jpg"},"news_content":"<p>Pubblichiamo di seguito il testo del discorso pronunciato da Papa Benedetto XVI a New York nella sede dell\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite il 19 aprile scorso. A seguire sono riportate le parole rivolte al Papa dal Segretario generale dell\u2019ONU Ban Ki-moon.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>Signor Presidente Signore e Signori,<\/p>\n<p>nel dare inizio al mio discorso a questa Assemblea, desidero anzitutto esprimere a Lei, Signor Presidente, la mia sincera gratitudine per le gentili parole a me dirette. Uguale sentimento va anche al Segretario Generale, il Signor Ban Ki-moon, per avermi invitato a visitare gli uffici centrali dell\u2019Organizzazione e per il benvenuto che mi ha rivolto. Saluto gli Ambasciatori e i Diplomatici degli Stati Membri e quanti sono presenti: attraverso di voi, saluto i popoli che qui rappresentate. Essi attendono da questa Istituzione che porti avanti l\u2019ispirazione che ne ha guidato la fondazione, quella di un \u201ccentro per l\u2019armonizzazione degli atti delle Nazioni nel perseguimento dei fini comuni\u201d, la pace e lo sviluppo (cfr Carta delle Nazioni Unite, art. 1.2-1.4). Come il Papa Giovanni Paolo II disse nel 1995, l\u2019Organizzazione dovrebbe essere \u201ccentro morale, in cui tutte le nazioni del mondo si sentano a casa loro, sviluppando la comune coscienza di essere, per cos\u00ec dire, una \u2018famiglia di nazioni\u2019 (Messaggio all\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel 50\u00b0 anniversario della fondazione, New York, 5 ottobre 1995, 14).<\/p>\n<p>Mediante le Nazioni Unite, gli Stati hanno dato vita a obiettivi universali che, pur non coincidendo con il bene comune totale dell\u2019umana famiglia, senza dubbio rappresentano una parte fondamentale di quel bene stesso. I principi fondativi dell\u2019Organizzazione \u2013 il desiderio della pace, la ricerca della giustizia, il rispetto della dignit\u00e0 della persona, la cooperazione umanitaria e l\u2019assistenza \u2013 esprimono le giuste aspirazioni dello spirito umano e costituiscono gli ideali che dovrebbero sottostare alle relazioni internazionali. Come i miei predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno osservato da questo medesimo podio, si tratta di argomenti che la Chiesa Cattolica e la Santa Sede seguono con attenzione e con interesse, poich\u00e9 vedono nella vostra attivit\u00e0 come problemi e conflitti riguardanti la comunit\u00e0 mondiale possano essere soggetti ad una comune regolamentazione. Le Nazioni Unite incarnano l\u2019aspirazione ad \u201cun grado superiore di orientamento internazionale\u201d (Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis, 43), ispirato e governato dal principio di sussidiariet\u00e0, e pertanto capace di rispondere alle domande dell\u2019umana famiglia mediante regole internazionali vincolanti ed attraverso strutture in grado di armonizzare il quotidiano svolgersi della vita dei popoli. Ci\u00f2 \u00e8 ancor pi\u00f9 necessario in un tempo in cui sperimentiamo l\u2019ovvio paradosso di un consenso multilaterale che continua ad essere in crisi a causa della sua subordinazione alle decisioni di pochi, mentre i problemi del mondo esigono interventi nella forma di azione collettiva da parte della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Certo, questioni di sicurezza, obiettivi di sviluppo, riduzione delle ineguaglianze locali e globali, protezione dell\u2019ambiente, delle risorse e del clima, richiedono che tutti i responsabili internazionali agiscano congiuntamente e dimostrino una prontezza ad operare in buona fede, nel rispetto della legge e nella promozione della solidariet\u00e0 nei confronti delle regioni pi\u00f9 deboli del pianeta. Penso in particolar modo a quei Paesi dell\u2019Africa e di altre parti del mondo che rimangono ai margini di un autentico sviluppo integrale, e sono perci\u00f2 a rischio di sperimentare solo gli effetti negativi della globalizzazione. Nel contesto delle relazioni internazionali, \u00e8 necessario riconoscere il superiore ruolo che giocano le regole e le strutture intrinsecamente ordinate a promuovere il bene comune, e pertanto a difendere la libert\u00e0 umana. Tali regole non limitano la libert\u00e0; al contrario, la promuovono, quando proibiscono comportamenti e atti che operano contro il bene comune, ne ostacolano l\u2019effettivo esercizio e perci\u00f2 compromettono la dignit\u00e0 di ogni persona umana. Nel nome della libert\u00e0 deve esserci una correlazione fra diritti e doveri, con cui ogni persona \u00e8 chiamata ad assumersi la responsabilit\u00e0 delle proprie scelte, fatte in conseguenza dell\u2019entrata in rapporto con gli altri. Qui il nostro pensiero si rivolge al modo in cui i risultati delle scoperte della ricerca scientifica e tecnologica sono stati talvolta applicati. Nonostante gli enormi benefici che l\u2019umanit\u00e0 pu\u00f2 trarne, alcuni aspetti di tale applicazione rappresentano una chiara violazione dell\u2019ordine della creazione, sino al punto in cui non soltanto viene contraddetto il carattere sacro della vita, ma la stessa persona umana e la famiglia vengono derubate della loro identit\u00e0 naturale. Allo stesso modo, l\u2019azione internazionale volta a preservare l\u2019ambiente e a proteggere le varie forme di vita sulla terra non deve garantire soltanto un uso razionale della tecnologia e della scienza, ma deve anche riscoprire l\u2019autentica immagine della creazione. Questo non richiede mai una scelta da farsi tra scienza ed etica: piuttosto si tratta di adottare un metodo scientifico che sia veramente rispettoso degli imperativi etici.<\/p>\n<p>Il riconoscimento dell\u2019unit\u00e0 della famiglia umana e l\u2019attenzione per l\u2019innata dignit\u00e0 di ogni uomo e donna trovano oggi una rinnovata accentuazione nel principio della responsabilit\u00e0 di proteggere. Solo di recente questo principio \u00e8 stato definito, ma era gi\u00e0 implicitamente presente alle origini delle Nazioni Unite ed \u00e8 ora divenuto sempre pi\u00f9 caratteristica dell\u2019attivit\u00e0 dell\u2019Organizzazione. Ogni Stato ha il dovere primario di proteggere la propria popolazione da violazioni gravi e continue dei diritti umani, come pure dalle conseguenze delle crisi umanitarie, provocate sia dalla natura che dall\u2019uomo. Se gli Stati non sono in grado di garantire simile protezione, la comunit\u00e0 internazionale deve intervenire con i mezzi giuridici previsti dalla Carta delle Nazioni Unite e da altri strumenti internazionali. L\u2019azione della comunit\u00e0 internazionale e delle sue istituzioni, supposto il rispetto dei principi che sono alla base dell\u2019ordine internazionale, non deve mai essere interpretata come un\u2019imposizione indesiderata e una limitazione di sovranit\u00e0. Al contrario, \u00e8 l\u2019indifferenza o la mancanza di intervento che recano danno reale. Ci\u00f2 di cui vi \u00e8 bisogno e una ricerca pi\u00f9 profonda di modi di prevenire e controllare i conflitti, esplorando ogni possibile via diplomatica e prestando attenzione ed incoraggiamento anche ai pi\u00f9 flebili segni di dialogo o di desiderio di riconciliazione.<\/p>\n<p>Il principio della \u201cresponsabilit\u00e0 di proteggere\u201d era considerato dall\u2019antico ius gentium quale fondamento di ogni azione intrapresa dai governanti nei confronti dei governati: nel tempo in cui il concetto di Stati nazionali sovrani si stava sviluppando, il frate domenicano Francisco de Vitoria, a ragione considerato precursore dell\u2019idea delle Nazioni Unite, aveva descritto tale responsabilit\u00e0 come un aspetto della ragione naturale condivisa da tutte le Nazioni, e come il risultato di un ordine internazionale il cui compito era di regolare i rapporti fra i popoli. Ora, come allora, tale principio deve invocare l\u2019idea della persona quale immagine del Creatore, il desiderio di una assoluta ed essenziale libert\u00e0. La fondazione delle Nazioni Unite, come sappiamo, coincise con il profondo sdegno sperimentato dall\u2019umanit\u00e0 quando fu abbandonato il riferimento al significato della trascendenza e della ragione naturale, e conseguentemente furono gravemente violate la libert\u00e0 e la dignit\u00e0 dell\u2019uomo. Quando ci\u00f2 accade, sono minacciati i fondamenti oggettivi dei valori che ispirano e governano l\u2019ordine internazionale e sono minati alla base quei principi cogenti ed inviolabili formulati e consolidati dalle Nazioni Unite. Quando si \u00e8 di fronte a nuove ed insistenti sfide, \u00e8 un errore ritornare indietro ad un approccio pragmatico, limitato a determinare \u201cun terreno comune\u201d, minimale nei contenuti e debole nei suoi effetti.<\/p>\n<p>Il riferimento all\u2019umana dignit\u00e0, che \u00e8 il fondamento e l\u2019obiettivo della responsabilit\u00e0 di proteggere, ci porta al tema sul quale siamo invitati a concentrarci quest\u2019anno, che segna il 60\u00b0 anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell\u2019Uomo. Il documento fu il risultato di una convergenza di tradizioni religiose e culturali, tutte motivate dal comune desiderio di porre la persona umana al cuore delle istituzioni, leggi e interventi della societ\u00e0, e di considerare la persona umana essenziale per il mondo della cultura, della religione e della scienza. I diritti umani sono sempre pi\u00f9 presentati come linguaggio comune e sostrato etico delle relazioni internazionali. Allo stesso tempo, l\u2019universalit\u00e0, l\u2019indivisibilit\u00e0 e l\u2019interdipendenza dei diritti umani servono tutte quali garanzie per la salvaguardia della dignit\u00e0 umana. \u00c8 evidente, tuttavia, che i diritti riconosciuti e delineati nella Dichiarazione si applicano ad ognuno in virt\u00f9 della comune origine della persona, la quale rimane il punto pi\u00f9 alto del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia. Tali diritti sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell\u2019uomo e presente nelle diverse culture e civilt\u00e0. Rimuovere i diritti umani da questo contesto significherebbe restringere il loro ambito e cedere ad una concezione relativistica, secondo la quale il significato e l\u2019interpretazione dei diritti potrebbero variare e la loro universalit\u00e0 verrebbe negata in nome di contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi differenti. Non si deve tuttavia permettere che tale ampia variet\u00e0 di punti di vista oscuri il fatto che non solo i diritti sono universali, ma lo \u00e8 anche la persona umana, soggetto di questi diritti.<\/p>\n<p>La vita della comunit\u00e0, a livello sia interno che internazionale, mostra chiaramente come il rispetto dei diritti e le garanzie che ne conseguono siano misure del bene comune che servono a valutare il rapporto fra giustizia ed ingiustizia, sviluppo e povert\u00e0, sicurezza e conflitto. La promozione dei diritti umani rimane la strategia pi\u00f9 efficace per eliminare le disuguaglianze fra Paesi e gruppi sociali, come pure per un aumento della sicurezza. Certo, le vittime degli stenti e della disperazione, la cui dignit\u00e0 umana viene violata impunemente, divengono facile preda del richiamo alla violenza e possono diventare in prima persona violatrici della pace. Tuttavia il bene comune che i diritti umani aiutano a raggiungere non si pu\u00f2 realizzare semplicemente con l\u2019applicazione di procedure corrette e neppure mediante un semplice equilibrio fra diritti contrastanti. Il merito della Dichiarazione Universale \u00e8 di aver permesso a differenti culture, espressioni giuridiche e modelli istituzionali di convergere attorno ad un nucleo fondamentale di valori e, quindi, di diritti. Oggi per\u00f2 occorre raddoppiare gli sforzi di fronte alle pressioni per reinterpretare i fondamenti della Dichiarazione e di comprometterne l\u2019intima unit\u00e0, cos\u00ec da facilitare un allontanamento dalla protezione della dignit\u00e0 umana per soddisfare semplici interessi, spesso interessi particolari. La Dichiarazione fu adottata come \u201ccomune concezione da perseguire\u201d (preambolo) e non pu\u00f2 essere applicata per parti staccate, secondo tendenze o scelte selettive che corrono semplicemente il rischio di contraddire l\u2019unit\u00e0 della persona umana e perci\u00f2 l\u2019indivisibilit\u00e0 dei diritti umani.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza ci insegna che spesso la legalit\u00e0 prevale sulla giustizia quando l\u2019insistenza sui diritti umani li fa apparire come l\u2019esclusivo risultato di provvedimenti legislativi o di decisioni normative prese dalle varie agenzie di coloro che sono al potere. Quando vengono presentati semplicemente in termini di legalit\u00e0, i diritti rischiano di diventare deboli proposizioni staccate dalla dimensione etica e razionale, che \u00e8 il loro fondamento e scopo. Al contrario, la Dichiarazione Universale ha rafforzato la convinzione che il rispetto dei diritti umani \u00e8 radicato principalmente nella giustizia che non cambia, sulla quale si basa anche la forza vincolante delle proclamazioni internazionali. Tale aspetto viene spesso disatteso quando si tenta di privare i diritti della loro vera funzione in nome di una gretta prospettiva utilitaristica. Dato che i diritti e i conseguenti doveri seguono naturalmente dall\u2019interazione umana, \u00e8 facile dimenticare che essi sono il frutto di un comune senso della giustizia, basato primariamente sulla solidariet\u00e0 fra i membri della societ\u00e0 e perci\u00f2 validi per tutti i tempi e per tutti i popoli. Questa intuizione fu espressa sin dal quinto secolo da Agostino di Ippona, uno dei maestri della nostra eredit\u00e0 intellettuale, il quale ebbe a dire riguardo al Non fare agli altri ci\u00f2 che non vorresti fosse fatto a te che tale massima \u201cnon pu\u00f2 in alcun modo variare a seconda delle diverse comprensioni presenti nel mondo\u201d (De doctrina christiana, III, 14). Perci\u00f2, i diritti umani debbono esser rispettati quali espressione di giustizia e non semplicemente perch\u00e9 possono essere fatti rispettare mediante la volont\u00e0 dei legislatori.<\/p>\n<p>Signore e Signori,<\/p>\n<p>mentre la storia procede, sorgono nuove situazioni e si tenta di collegarle a nuovi diritti. Il discernimento, cio\u00e8 la capacit\u00e0 di distinguere il bene dal male, diviene ancor pi\u00f9 essenziale nel contesto di esigenze che riguardano le vite stesse e i comportamenti delle persone, delle comunit\u00e0 e dei popoli. Affrontando il tema dei diritti, dato che vi sono coinvolte situazioni importanti e realt\u00e0 profonde, il discernimento \u00e8 al tempo stesso una virt\u00f9 indispensabile e fruttuosa.<\/p>\n<p>Il discernimento, dunque, mostra come l\u2019affidare in maniera esclusiva ai singoli Stati, con le loro leggi ed istituzioni, la responsabilit\u00e0 ultima di venire incontro alle aspirazioni di persone, comunit\u00e0 e popoli interi pu\u00f2 talvolta avere delle conseguenze che escludono la possibilit\u00e0 di un ordine sociale rispettoso della dignit\u00e0 e dei diritti della persona. D\u2019altra parte, una visione della vita saldamente ancorata alla dimensione religiosa pu\u00f2 aiutare a conseguire tali fini, dato che il riconoscimento del valore trascendente di ogni uomo e ogni donna favorisce la conversione del cuore, che poi porta ad un impegno di resistere alla violenza, al terrorismo ed alla guerra e di promuovere la giustizia e la pace. Ci\u00f2 fornisce inoltre il contesto proprio per quel dialogo interreligioso che le Nazioni Unite sono chiamate a sostenere, allo stesso modo in cui sostengono il dialogo in altri campi dell\u2019attivit\u00e0 umana. Il dialogo dovrebbe essere riconosciuto quale mezzo mediante il quale le varie componenti della societ\u00e0 possono articolare il proprio punto di vista e costruire il consenso attorno alla verit\u00e0 riguardante valori od obiettivi particolari. \u00c8 proprio della natura delle religioni, liberamente praticate, il fatto che possano autonomamente condurre un dialogo di pensiero e di vita. Se anche a tale livello la sfera religiosa \u00e8 tenuta separata dall\u2019azione politica, grandi benefici ne provengono per gli individui e per le comunit\u00e0. D\u2019altro canto, le Nazioni Unite possono contare sui risultati del dialogo fra religioni e trarre frutto dalla disponibilit\u00e0 dei credenti a porre le propri esperienze a servizio del bene comune. Loro compito \u00e8 quello di proporre una visione della fede non in termini di intolleranza, di discriminazione e di conflitto, ma in termini di rispetto totale della verit\u00e0, della coesistenza, dei diritti e della riconciliazione.<\/p>\n<p>Ovviamente i diritti umani debbono includere il diritto di libert\u00e0 religiosa, compreso come espressione di una dimensione che \u00e8 al tempo stesso individuale e comunitaria, una visione che manifesta l\u2019unit\u00e0 della persona, pur distinguendo chiaramente fra la dimensione di cittadino e quella di credente. L\u2019attivit\u00e0 delle Nazioni Unite negli anni recenti ha assicurato che il dibattito pubblico offra spazio a punti di vista ispirati ad una visione religiosa in tutte le sue dimensioni, inclusa quella rituale, di culto, di educazione, di diffusione di informazioni, come pure la libert\u00e0 di professare o di scegliere una religione. \u00c8 perci\u00f2 inconcepibile che dei credenti debbano sopprimere una parte di se stessi \u2013 la loro fede \u2013 per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti. I diritti collegati con la religione sono quanto mai bisognosi di essere protetti se vengono considerati in conflitto con l\u2019ideologia secolare prevalente o con posizioni di una maggioranza religiosa di natura esclusiva. Non si pu\u00f2 limitare la piena garanzia della libert\u00e0 religiosa al libero esercizio del culto; al contrario, deve esser tenuta in giusta considerazione la dimensione pubblica della religione e quindi la possibilit\u00e0 dei credenti di fare la loro parte nella costruzione dell\u2019ordine sociale. In verit\u00e0, gi\u00e0 lo stanno facendo, ad esempio, attraverso il loro coinvolgimento influente e generoso in una vasta rete di iniziative, che vanno dalle universit\u00e0, alle istituzioni scientifiche, alle scuole, alle agenzie di cure mediche e ad organizzazioni caritative al servizio dei pi\u00f9 poveri e dei pi\u00f9 marginalizzati. Il rifiuto di riconoscere il contributo alla societ\u00e0 che \u00e8 radicato nella dimensione religiosa e nella ricerca dell\u2019Assoluto \u2013 per sua stessa natura, espressione della comunione fra persone \u2013 privilegerebbe indubbiamente un approccio individualistico e frammenterebbe l\u2019unit\u00e0 della persona.<\/p>\n<p>La mia presenza in questa Assemblea \u00e8 un segno di stima per le Nazioni Unite ed \u00e8 intesa quale espressione della speranza che l\u2019Organizzazione possa servire sempre pi\u00f9 come segno di unit\u00e0 fra Stati e quale strumento di servizio per tutta l\u2019umana famiglia. Essa mostra pure la volont\u00e0 della Chiesa Cattolica di offrire il contributo che le \u00e8 proprio alla costruzione di relazioni internazionali in un modo che permetta ad ogni persona e ad ogni popolo di percepire di poter fare la differenza. La Chiesa opera inoltre per la realizzazione di tali obiettivi attraverso l\u2019attivit\u00e0 internazionale della Santa Sede, in modo coerente con il proprio contributo nella sfera etica e morale e con la libera attivit\u00e0 dei propri fedeli. Indubbiamente la Santa Sede ha sempre avuto un posto nelle assemblee delle Nazioni, manifestando cos\u00ec il proprio carattere specifico quale soggetto nell\u2019ambito internazionale. Come hanno recentemente confermato le Nazioni Unite, la Santa Sede offre cos\u00ec il proprio contributo secondo le disposizioni della legge internazionale, aiuta a definirla e ad essa fa riferimento.<\/p>\n<p>Le Nazioni Unite rimangono un luogo privilegiato nel quale la Chiesa \u00e8 impegnata a portare la propria esperienza \u201cin umanit\u00e0\u201d, sviluppata lungo i secoli fra popoli di ogni razza e cultura, e a metterla a disposizione di tutti i membri della comunit\u00e0 internazionale. Questa esperienza ed attivit\u00e0, dirette ad ottenere la libert\u00e0 per ogni credente, cercano inoltre di aumentare la protezione offerta ai diritti della persona. Tali diritti sono basati e modellati sulla natura trascendente della persona, che permette a uomini e donne di percorrere il loro cammino di fede e la loro ricerca di Dio in questo mondo. Il riconoscimento di questa dimensione va rafforzato se vogliamo sostenere la speranza dell\u2019umanit\u00e0 in un mondo migliore, e se vogliamo creare le condizioni per la pace, lo sviluppo, la cooperazione e la garanzia dei diritti delle generazioni future.<\/p>\n<p>Nella mia recente Enciclica Spe salvi, ho sottolineato \u201cche la sempre nuova faticosa ricerca di retti ordinamenti per le cose umane \u00e8 compito di ogni generazione\u201d (n. 25). Per i cristiani tale compito \u00e8 motivato dalla speranza che scaturisce dall\u2019opera salvifica di Ges\u00f9 Cristo. Ecco perch\u00e9 la Chiesa \u00e8 lieta di essere associata all\u2019attivit\u00e0 di questa illustre Organizzazione, alla quale \u00e8 affidata la responsabilit\u00e0 di promuovere la pace e la buona volont\u00e0 in tutto il mondo. Cari amici, vi ringrazio per l\u2019odierna opportunit\u00e0 di rivolgermi a voi e prometto il sostegno delle mie preghiere per il proseguimento del vostro nobile compito.<\/p>\n<p>Prima di congedarmi da questa distinta Assemblea, vorrei porgere i miei saluti a tutte le Nazioni qui rappresentate nelle lingue ufficiali.<\/p>\n<p>Pace e prosperit\u00e0 con l\u2019aiuto di Dio!<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>Parole al Papa del Segretario generale dell\u2019ONU, Ban Ki-moon<\/p>\n<p>In missione nel mondo con un linguaggio di fede<\/p>\n<p>Santit\u00e0, Eccellenze,<\/p>\n<p>Le sono profondamente grato, Santit\u00e0, per aver accettato il mio invito a visitare le Nazioni Unite, dimora di tutti gli uomini e di tutte le donne di fede nel mondo. Santit\u00e0, benvenuto nella nostra casa comune.<\/p>\n<p>L\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite \u00e8 una istituzione laica, composta da 192 Stati. Abbiamo sei lingue ufficiali, ma nessuna religione. Non possediamo una cappella, sebbene abbiamo una stanza per la meditazione.<\/p>\n<p>Tuttavia, se chiede a noi che lavoriamo per le Nazioni Unite che cos\u2019\u00e8 che ci motiva, molti rispondono con un linguaggio di fede. Consideriamo ci\u00f2 che facciamo non solo come un lavoro, ma come una missione. Infatti, missione \u00e8 la parola che utilizziamo pi\u00f9 spesso per la nostra attivit\u00e0 nel mondo, da quella relativa alla pace e alla sicurezza a quella legata allo sviluppo dei diritti umani.<\/p>\n<p>Santit\u00e0, in molti modi la nostra missione ci unisce alla sua. Ha parlato della terribile sfida della povert\u00e0 che affligge cos\u00ec tanta parte della popolazione mondiale, e come potremmo restare indifferenti e chiusi in un isolamento egoistico? Ha incoraggiato la non proliferazione delle armi nucleari ed esortato a un disarmo nucleare progressivo e concordato.Ha dichiarato che chi ha un potere maggiore non dovrebbe usarlo per violare i diritti degli altri e ha affermato che la pace \u00e8 basata sul rispetto dei diritti di tutti. Ha parlato delle risorse idriche e del cambiamento climatico come di questioni di grande importanza per tutta la famiglia umana.Ha esortato a un dialogo aperto e sincero sia in seno alla Chiesa sia fra le religioni e le culture alla ricerca del bene dell\u2019umanit\u00e0. Infine, ha esortato ad avere fiducia nelle Nazioni Unite e impegnarsi con esse. Come ha detto, l\u2019Onu \u00e8 \u00abcapace di promuovere un dialogo e una comprensione autentici, riconciliare opinioni divergenti e sviluppare politiche e strategie multilaterali capaci di affrontare le molteplici sfide del nostro mondo complesso e in rapido cambiamento\u00bb.<\/p>\n<p>Santit\u00e0, questi sono gli obiettivi fondamentali che condividiamo. Siamo grati di essere nelle sue preghiere mentre avanziamo lungo il cammino verso la loro realizzazione. Oggi, prima di lasciare le Nazioni Unite, visiter\u00e0 la stanza della meditazione. Il mio grande predecessore, Dag Hammarskj\u00f6ld, che cre\u00f2 questa stanza, disse della pietra che ne costituisce il centro: \u00abPossiamo considerarla un altare, vuoto non perch\u00e9 non ci sia Dio, non perch\u00e9 sia un altare dedicato a un Dio sconosciuto, ma perch\u00e9 sia dedicato al Dio che l\u2019uomo adora con molti nomi e in molte forme\u00bb.<\/p>\n<p>Eccellenze, sia che adoriamo un solo Dio, molte divinit\u00e0 o nessuna, noi nelle Nazioni Unite, dobbiamo sostenere e consolidare la nostra fede ogni giorno. Poich\u00e9 dalla nostra organizzazione ci si aspetta sempre di pi\u00f9, abbiamo bisogno sempre di pi\u00f9 di questo prezioso bene. Sono profondamente grato a Sua Santit\u00e0 Papa Benedetto XVI per averci trasmesso un po\u2019 della sua fede e per aver riposto in noi la sua fiducia. Possiede entrambe in abbondanza. Che oggi la sua visita ci rafforzi!<\/p>\n<p>Grazie molte.<\/p>\n<p>[Traduzione de L\u2019Osservatore Romano]<\/p>\n","news_gallery":"no","news_gallery_elements":false},"news_categories":[{"id":137,"name":"Notizie","slug":"notizie","description":"","link":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/it\/categorie-notizia\/notizie\/"}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/it\/wp-json\/wp\/v2\/notizie\/45541","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/it\/wp-json\/wp\/v2\/notizie"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/news"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/it\/wp-json\/wp\/v2\/notizie\/45541\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.orderofmalta.int\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=45541"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}