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Promuovere la coesione sociale in Iraq

Intervista al personale del Malteser International per illustrare il Programma Ritorno a Ninive
Promuovere la coesione sociale in Iraq
11/02/2020

Questa settimana, Tharaa A. Simaan, Assistente di Malteser International per il monitoraggio e la valutazione del Programma Ritorno a Ninive in Iraq – un progetto gestito dall’agenzia di soccorso internazionale dell’Ordine di Malta – spiega l’importanza della coesione sociale, illustra le attività sostenute da Malteser International e il loro impatto sulle comunità della Piana di Ninive.

Raccontaci di te e del tuo lavoro con Malteser International

Sono di Bakhdida, anche conosciuta come Qaraqosh, nella Piana di Ninive, nel Nord dell’Iraq. Lavoro per il Programma Ritorno a Ninive di Malteser International in qualità di Assistente per il monitoraggio e la valutazione. Mi occupo in particolare della componente Coesione Sociale del programma. Il nostro ufficio si trova a Erbil, ma il mio lavoro si svolge prevalentemente sul campo, visitando le diverse aree della Piana di Ninive per monitorare le attività dei nostri partner. Ad oggi sono 10 mesi che lavoro per Malteser International.

Che cosa si intende esattamente con Coesione Sociale e perché fa parte del Programma Ritorno a Ninive?

Nella Piana di Ninive convivono gruppi di diverse etnie e religioni, la maggior parte dei quali è stata costretta a fuggire quando la zona è stata conquistata dall’Isis. Con il Programma Ritorno a Ninive stiamo lavorando per favorire il ritorno delle famiglie sfollate, attraverso la ricostruzione di case e scuole, e consentendo alle famiglie di guadagnarsi da vivere. L’ultimo segmento del programma riguarda la “coesione sociale”, che noi intendiamo come sostegno a tutto ciò che rafforza la fiducia tra e nelle comunità. Perché anche se è importante far rivivere una comunità, se non si opera attivamente per supportare una pacifica convivenza, questo può ostacolare il ritorno delle famiglie nelle loro abitazioni.

Nelle situazioni di conflitto in cui l’identità religiosa o etnica viene usata per dividere, quale ruolo può svolgere un’organizzazione religiosa come Malteser International per contribuire a una pace sostenibile?

Le comunità con cui lavoriamo nella Piana di Ninive sono formate da musulmani sunniti e sciiti di etnia araba, shabak, turcomanna e curda, così come da yazidi, cristiani e kakai. I valori di Malteser International derivano dalla nostra fede cristiana e dai principi umanitari, che insieme a compassione, umanità e imparzialità sono alla base del nostro lavoro. Questo significa lavorare con altruismo insieme ai membri delle diverse comunità a prescindere dalla loro fede o etnia. Il nostro messaggio è che essere diversi non significa essere nemici. L’unità nella diversità può far cadere i pregiudizi diffusi dai discorsi di odio.

Quali sono le attività in cui è coinvolto Malteser International per la promozione della coesione sociale nella Piana di Ninive?

Malteser International sta lavorando insieme e sta sostenendo le iniziative per la coesione sociale di tre organizzazioni partner, ossia Women Rehabilitation Organization (Wro), Peace and Freedom Organization (Pfo) e Un ponte Per (Upp). Stiamo sostenendo misure come la costruzione di centri per i giovani e strutture sportive, attività culturali, sportive e di svago così come una radio comunitaria ed eventi musicali, per citarne alcune. I nostri partner organizzano anche corsi di formazione in peacebuiling, tecniche di comunicazione e di risoluzione dei problemi. Siamo anche impegnati con le Associazioni Genitori-Insegnanti delle scuole locali, unendo attività per la coesione sociale a corsi di formazione umana e professionale.

Quando i fedeli di una religione festeggiano una ricorrenza speciale, come l’Eid, i nostri partner fanno anche in modo che le altre comunità partecipino all’evento, in segno di apertura e solidarietà.

La giustizia di genere è necessaria per avere coesione sociale? Che ruolo possono svolgere donne e giovani nella prevenzione dei conflitti e nel dialogo?

Assolutamente sì! In alcune comunità della Piana di Ninive alle donne è vietato partecipare ad attività fuori dalle proprie case. I nostri partner puntano a ottenere un certo equilibrio di genere nell’ambito del nostro programma, e si sforzano sempre di garantire pari opportunità di accesso alle attività del progetto. In alcune occasioni questo significa portare avanti attività seperate per donne e uomini in contesti culturalmente sensibili. Noi crediamo che le donne abbiano un ruolo  fondamentale da svolgere nella prevenzione dei conflitti e nel dialogo, dal momento che sono loro ad avere la maggiore responsabilità nell’educare i figli ai valori della tolleranza e della pace. E’ molto importante che possano avere pari e piena partecipazione come agenti attivi nei processi di costruzione della pace.

Quali sono gli obiettivi raggiunti finora da Malteser International e quali le sfide future?

Le comunità che vivono nella Piana di Ninive sono ancora traumatizzate e ferite da anni di guerra e avranno bisogno di tempo per riprendersi. Sebbene il processo di riconciliazione sia ancora nelle fasi iniziali, il nostro personale nota già alcuni cambiamenti nel modo di pensare dei giovani. Sono più tolleranti e aperti verso le opinioni altrui. Alcune comunità cominciano a permettere alle ragazze di partecipare alle attività che prima erano loro vietate. Potrebbe sembrare un piccolo passo avanti, ma credo che il nostro programma favorirà grandi cambiamenti nelle comunità.

Le condizioni di sicurezza del Paese potrebbero rappresentare la principale sfida: se la situazione diventasse instabile, questo comprometterebbe la capacità dei nostri partner di fare il loro lavoro.