La libertà religiosa non è solo un diritto individuale: è il fondamento di società inclusive, prospere e pacifiche. È il messaggio forte emerso dalla tavola rotonda “The societal value of religious freedom: an integral human development approach”, promossa dal Sovrano Ordine di Malta insieme all’Atlantic Council, che ieri ha riunito accademici, rappresentanti religiosi e diplomatici alla Villa Magistrale all’Aventino, per esplorare il legame tra libertà religiosa e sviluppo sostenibile.
“La libertà religiosa è il seme della pace e l’anima dello sviluppo. Dove è rispettata, le società prosperano; dove è negata, sorgono i conflitti”, ha dichiarato il Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta, Riccardo Paternò di Montecupo, aprendo i lavori. “Non è soltanto il diritto di pregare – ha aggiunto – ma di appartenere, servire e sperare. Per questo, l’Ordine di Malta non si limita a difendere la libertà religiosa: la vive ogni giorno nelle sue opere, senza distinzione di credo”.
Nei suoi saluti iniziali Joseph Lemoine, Direttore del Freedom and Prosperity Center dell’Atlantic Council, ha ringraziato i partecipanti e illustrato i passi che hanno portato alla stesura del rapporto Changing the conversation about religious freedom, che evidenzia come le restrizioni alla libertà religiosa abbiano impatto concreto sull’accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione, al cibo, ai servizi essenziali e al lavoro dignitoso, ostacolando così il pieno sviluppo delle comunità.
Moderata dal prof. Fabio Petito, docente di religione e affari internazionali alla University of Sussex, alla tavola rotonda ha preso parte mons. Daniel Pacho, Sottosegretario per il Settore Multilaterale della Segreteria di Stato della Santa Sede, che ha sottolineato come “lo sviluppo umano integrale offre un quadro di riferimento per promuovere la libertà religiosa e di credo, affrontando al contempo le sfide interconnesse della povertà, della discriminazione, dei conflitti e del degrado ambientale, che spesso ne compromettono l’effettiva tutela”.
La tavola rotonda ha coinvolto anche Sir Malcolm Evans, Preside al Regent’s Park College, Università di Oxford; Mohammed Elsanousi, Commissario Commissario USCIRF – United States Commission on International Religious Freedom e Direttore del Network for Religious and Traditional Peacemakers; Rita Moussalem, direttrice del Centro per il dialogo interreligioso del movimento dei Focolari; Adam Seligman, professore di religione all’Università di Boston e fondare del CEDAR – Communities Engaging with Difference and Religion. I lavori sono stati chiusi da Scott Appleby, Professore Keough-Hesburgh di Affari Globali e Preside fondatore della Keough School of Global Affairs, Università di Notre Dame.





